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Chi siamo

 

Questo sito è indirizzato a un pubblico familiare ed è il naturale sbocco di una newsletter diffusa, per anni, via e-mail prevalentemente a famiglie alle prese con il cinema (come fenomeno culturale, come svago serale, come riempitivo per il sabato dei figli, come momento di relax, ecc.), per fornire un primo orientamento di massima. L’inevitabile soggettività dei giudizi (e soprattutto dei voti!) vuole essere compensata dalla garanzia di applicazione di criteri che consentano di valutare, quanto meno, la "visibilità" del film a seconda dell’età e della maturità dello spettatore.

Caratteri distintivi del sito:
-schede brevi (più che recensioni vere e proprie);
-voti in decimi;
-dettaglio grafico (in asterischi, da 0 a 4) di situazioni che potrebbero rendere problematica la visione e/o imbarazzante la serata (sesso, violenza, temi da adulti).

guarda un esempio di scheda film

Il target cui è indirizzato il sito è rappresentato da:
-famiglie;
-giovani;
-organizzatori di serate di cinema o cineforum, più o meno informali;
-appassionati di cinema in genere.

I redattori delle schede recensiscono un film che sono andati a vedere (cosa che non sempre accade altrove: basti vedere le solenni ronfate dei critici ufficiali ai festival internazionali…), ma non vanno a vedere un film solo per recensirlo! E quindi non troverete mai le schede di pellicole che a loro non interessavano neppure un po’.


Giovanni De Marchi è appassionato di cinema da quando suo padre lo portava coi fratelli, da piccolo, a vedere film nelle sale parrocchiali (e non), alternando un Bud Spencer a uno 007 e inserendo qua e là un western classico (quando ancora si vedevano al cinema). L’avvento dei videoregistratori nella prima metà degli anni ’80 gli ha consentito di godere delle meraviglie dei classici e di apprezzarne la polivalenza (svago, ricchezza di temi, spunti critici, lezioni di tecnica cinematografica). Adora Alfred Hitchcock, i western, le commedie classiche (Howard Hawks su tutti), Cary Grant e Katherine Hepburn. Su tutti c’è, comunque, il cinema americano e in cima, probabilmente, il Duca John Wayne – anche se per scegliere il capolavoro di tutti i tempi avrebbe difficoltà tra Un dollaro d’onore, Intrigo Internazionale e Il cavaliere della valle solitaria. Sull’isola deserta, insieme a questi tre film, porterebbe un Bergman (a scelta tra Il posto delle fragole e Il settimo sigillo), una manciata di Hitchcock (almeno uno del periodo inglese…), un paio di altri western, almeno due copie di Un uomo tranquillo (casomai una si rovinasse…), Momenti di gloria, uno Spielberg (Indiana Jones e l’ultima crociata?), un Woody Allen (Misterioso omicidio a Manhattan, probabilmente), Quarto potere, un Chaplin (Luci della città o La febbre dell’oro) e qualche grande commedia americana. E di recenti? Diamo tempo al tempo per scremare la fuffa dalla sostanza, e allora sceglieremo (magari Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan, Il fuggitivo, Nel centro del mirino e, per la Quaresima, Passion di Mel Gibson. Per non dimenticare – sorpresa! – Mio cugino Vincenzo). Apprezza poco i musicals, la fantascienza, i film di guerra e quelli in costume. Detesta lo snobismo dei registi italiani contemporanei, oltre al cinema impegnato – quello che, secondo i critici ufficiali, “non si può non vedere” -, e quindi la cinematografia orientale (salvando, tutt’al più, qualche Kurosawa) ed esotica in genere, nonché i mattoni tedeschi, i filmoni “a tesi” (da Almodovar a Million Dollar Baby) e le bufale (da Shakespeare in love a Titanic, fino a Matrix, la cui stroncatura gli ha creato problemi di incolumità simili a quelli di Rushdie). Ama divertirsi davanti a un film, e non si vergogna di uscire dal cinema, talvolta, addirittura edificato (come è capitato, di recente, con Cinderella man).

Citazione preferita: “Per me il cinema non è una porzione di vita, ma una fetta di torta” (Alfred Hitchcock).
 
 
Paolo De Marchi ama il cinema dal tempo dei fratelli Lumière (sua moglie da poco dopo) ed è responsabile – senza sensi di colpa – della passione per il cinema trasmessa ai suoi figli. Ha fatto quindi in tempo a erudirsi sul cinema, sulle tecniche cinematografiche e sulle moleste teorie sul montaggio e sullo specifico filmico, e ad apprezzare, ai tempi gloriosi dei cineforum, i vari mattoni giapponesi, russi, indiani e via dicendo, che oggi costellano le storie del cinema, e dei quali gli è rimasta un’impressione positiva ma irripetibile (nel senso che nemmeno una legge apposita potrebbe costringerlo a rivederli). Pur essendo convinto che il cinema è una delle arti figurative (anzi, “l’arte specifica del XX secolo”, come diceva Zeri), oggi è restio a frequentare le sale quando offrono “capolavori” lenti, noiosi o grondanti messaggi e prediche, oppure prodotti arditamente innovativi (il che non gli ha impedito di divertirsi a Pulp fiction o Kill Bill): al punto che la fuga a metà film è divenuta una prassi adottata abbastanza spesso. Non ama i film di guerra e di fantascienza; in cima alla classifica mette i grandi Hitchcock, i grandi western di John Ford e di Hawks, la grande commedia americana anni Trenta e Quaranta, Charlot (quello delle comiche e del Circo, piuttosto che quello posteriore che qua e là annega nella melassa), Bergman anni ’50, il primo Fellini (fino a Otto e ½, che ritiene il più bel film della storia), tanto per citare qualcuno. E per divertirsi davvero, rivede spesso i vari Indiana Jones, Stanlio e Ollio, i migliori Totò e – come suo figlio – Mio cugino Vincenzo.

Citazione preferita: “Se vuoi comunicare un messaggio, non fare un film, manda un telegramma”.


Salvatore Mussari è appassionato di cinema fin da quando, ancora ragazzo, trascorreva la maggior parte del suo tempo libero nella sala del cinema. Ama i film che trasmettono sentimenti e valori, ma non disdegna le commedie romantiche, tranne quando deve vederne una quantità illimitata per accontentare il gusto univoco della moglie. Ama i classici (più del presente che del passato), non tollera i film intellettuali di sinistra (Nanni Moretti in testa) ed è appassionato del genere storico e di guerra (Schindler List, Salvate il soldato Ryan, fra tutti). Accanito collezionista di DVD, divora circa 10 film al mese ma di almeno la metà rimpiange il tempo trascorso per vederli. Gestisce il sito dei De Marchi di cui è profondo estimatore ma anche emulatore, dalle scarse speranze, nell'arte del recensore cinematografico.

Citazione preferita: "Stare sulla corda è vita. Tutto il resto è attesa". Roy Scheider in "All that Jazz".

 

 
 
 
 
 
Cinema in famiglia