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Alla luce del sole

 

DAGLI AL CATTOLICO!

L'editriale di Adriano De Carlo a proposito del film Alla luce del sole, film biografico di Roberto Faenza

(fonte: mymovies.it)
 
Non è più tempo di eroi, era il titolo di un film di guerra di Robert Aldrich, un titolo che si ripropone nei suoi reali contenuti in questi anni tremendi, qualcuno dice esattamente il contrario, dal momento che l'eroe ha mutato i connotati. Per lo più è un imbecille galattico o di derivazione fumettistica, con annesso il termine "mito", ormai sbandierato per ogni elemento esistente, fosse anche la nutella.
Allora, in questa foresta mediatica, vediamo di riportare alla luce le spoglie dell'eroe, quello vero, al contrario di chi dice il contrario, come il "mitico" Bertold Brecht. Tutto ciò a proposito di Alla luce del sole, di Roberto Faenza. Reso omaggio al regista e all'idea di fare di un prete il protagonista di un film non televisivo, vediamo se davvero don Puglisi è stato un eroe, con tutte le implicazioni socio-politiche o piuttosto un santo, con tutte le implicazioni morali e religiose.
Se Faenza si è attenuto alle convenzioni morali tipiche di un laico, ha fatto ciò che la libertà di pensiero gli garantisce. Se a questa visione ha aggiunto quella politica, lo stesso. Ecco, questa è libertà, la stessa che mi consente di non sottoscrivere una parola, una sola, di quanto viene detto ed anche mostrato nel suo film.
Posso subdolamente affermare che far scrivere e dirigere un film su un prete cattolico, molto speciale, da un uomo di sinistra ed ebreo di nascita, non è la più grandiosa delle possibilità che vengono concesse a chi è cattolico. Lo stesso è accaduto nell'eccentrico Jesus Christ Superstar, diretto da un bravo regista il cui cognome è Jewison.
Sento attorno a me, come uno sciame di pipistrelli, il vento freddo della demagogia. Sento già sentenziare: ecco un altro fascista di merda.
Ma non è questo il punto. Chi è cattolico e di conseguenza credente, perché non è così matematico, da qualche tempo deve rimettere nel suo personale tabernacolo la sua fede. C'è chi si vanta di essere omosessuale, con richieste sempre più pressanti, mentre chi è cattolico e credente deve criptare la sua fede perché non è "trendy" o politicamente corretto.
Altre fedi oggi sono di moda, nel successo, nella vittoria, nel proprio io, ma quella là, no. E quanto all'omosessualità, in nessun Vangelo viene condannata e pertanto il protagonismo dei suoi paladini è del tutto ingiustificato, un "al ladro, al ladro!" gridato da chi ha commesso il furto.
Ritornando al film di Faenza quello che non sorprende affatto è l'essersi appropriati di un santo, è in corso un processo di beatificazione, per trasformarlo in eroe borghese. Don Puglisi, nel film, parla con i giovani, agisce, nemmeno con lo spirito sommario di un padre Flanagan, quanto piuttosto come un eroe del volontariato, spinto da un desiderio forsennato di fare del bene, senza che questo si trasformi in un'idea.
La domanda che rivolgiamo direttamente a Roberto Faenza è: da cosa deriva l'ispirazione di don Puglisi di fare ciò che ha fatto? Perché non ammettere che chi ha scelto di fare il prete lo ha fatto perché spinto dalla fede, qui del tutto assente. È tale la paura che un soldato di Dio mostri di fare il proprio dovere, da far scattare i meccanismi di difesa, che sono appunto l'espropriazione dal suo territorio, spingendolo verso quello più surrettizio, dogmatico e socialmente crudele dell'apparato politico, quello che non è nemmeno alla sinistra di Dio.
 
 
Commenti a questo articolo:
 
-Io, don Puglisi lo conoscevo - di Marco D'Avenia
 
 
 

 
 
 
 
 
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