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La creatività etica nel cinema

 

MADRID, lunedì, 24 ottobre 2005

Perché il finale del film Casablanca emoziona tanto? Perché unisce etica ed estetica, sostiene il critico Juan José Muñoz (Segovia, 1967), professore di Antropologia del Cinema ed Etica dell’Immagine presso il Centro Universitario Villanueva.

Muñoz, che è anche professore di Critica Cinematografica e Televisiva presso l’Università San Pablo-CEU di Madrid, ed ha appena pubblicato “De Casablanca a Solas. La creatividad ética en cine y televisión” (“Da Casablanca a Solas. La creatività etica nel cinema e nella televisione”), edito da EUNSA, ha spiegato a ZENIT che l’etica e il cinema non sono contrapposti: “anche ai giorni nostri si girano pellicole che, oltre ad intrattenerci, gettano una luce etica sui problemi della nostra società”.

Secondo Muñoz, “registi e sceneggiatori realizzano un bel finale quando cercano di apportare qualcosa di positivo allo spettatore”.

“Le idee etiche che una persona possiede dipendono, in gran parte, dalle sue esperienze di vita – ha osservato –. Nel libro, citando filosofi personalisti, parlo di tre tipi di esperienze: incontro, dominio e fusione. Dei tre, l’incontro è il più creativo. Le persone si incontrano, ma le cose si dominano o si fondono”.

Prendendo come riferimento questi tre tipi di esperienza, ha constatato, “si può valutare il valore etico di un film”: ad esempio, “una pellicola che loda il dominio e la fusione al di sopra dell’incontro può essere tacciata di inverosimiglianza o manipolazione (anche se è un’opera di grande qualità estetica)”. Per Muñoz è il caso di film come Mare dentro o I ponti di Madison County.

“Il primo ritiene che la cosa più importante sia avere un dominio assoluto sulla nostra vita, e non gli incontri con gli altri, che ci possono aiutare a sopportare una situazione dolorosa – ha spiegato –; il secondo che una relazione passionale e fugace vale di più di tutta una vita di dedizione alla famiglia”.

L’etica è un’arte perché “ogni individuo deve creare le risposte più valide per ogni situazione concreta”, ha proseguito, sottolineando che ci sono tuttavia condotte che, “anziché essere creative, sono distruttive per la dignità della persona”.

Nell’arte come nella vita, inoltre, “si deve sempre cercare la bellezza, e questa fa sempre riferimento alla verità e al bene”.

Al posto della “creatività estetica” di cui oggi si parla molto, Muñoz propone il concetto di “creatività etica”.

Ricordando il finale del film Casablanca, il professore ha spiegato che spesso si devono prendere decisioni importanti, come quella del protagonista, il quale decide di lasciare che la donna amata torni dal marito “al quale appartiene e che deve sostenere nella sua lotta contro il nazismo”.

“Questo finale mitico ci emoziona tanto perché coniuga, in modo magistrale, l’etica con l’estetica. Sia il pubblico che gli esperti di sceneggiature cinematografiche ammettono che qualsiasi finale alternativo che è stato proposto loro (la morte del marito per lasciare via libera agli amanti, o la morte del protagonista) avrebbe deluso”, perché “non rispettava un principio fondamentale della narrazione audiovisiva: il fatto che lo sviluppo di un film, per quanto possibile, sia il risultato delle decisioni dei personaggi”.

Nel suo libro, Muñoz ha affrontato temi che definisce di “scottante attualità”, come la scoperta di valori, il conflitto tra etica pubblica e privata e la violenza di genere nel cinema, che figurano spesso nei programmi della materia di Etica e Deontologia dell’Immagine di molte università.

Nella società attuale, per il professore, “predominano purtroppo le esperienze di dominio e di fusione. Da un lato desideriamo avere tutto sotto controllo, possedere e cercare soluzioni meramente tecniche a problemi umani; dall’altro cerchiamo sensazioni nuove, esperienze sempre più inebrianti, ma che non sfociano in veri incontri”.

Come ha constatato Muñoz, “noi comunichiamo molto (telefonino, Internet, ecc.) e abbiamo un grande contatto fisico con gli altri (i rapporti sessuali sono sempre più prematuri), ma ci costa stabilire legami validi e duraturi con gli altri, ed è questo che invece cerca l’incontro”.

Per questo motivo, i rapporti umani rischiano di essere “sottomessi alla tecnica” e di diventare “sempre più instabili”.

“Basti segnalare il problema etico della sperimentazione con embrioni e l’aumento dei divorzi, o l’ammissione di una parte della società delle unioni di fatto (sia eterosessuali che omosessuali)”, ha denunciato.

“Se non si dà valore all’autentico incontro nella vita personale – ha concluso –, si ammetteranno come ugualmente validi il dominio e la fusione”.

(fonte ZENIT.org)

 

 

 
 
 
 
 
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