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La mala educacìon

A proposito del chiacchierato e discusso film La mala educacion di Pedro Almodovar, che non vedrete mai recensito da parte nostra, perché ci lasceremmo tagliare la testa piuttosto di andare a vederlo, ci sentiamo comunque di condividere sostanzialmente la scheda di Pino Farinotti, curatore dell'omonimo Dizionario dei Film (l'unico davvero completo, e il migliore in circolazione - per adesso) e del sito www.mymovies.it. In realtà saremmo molto più drastici (e negativi) anche sulla precedente produzione almodovariana, e in effetti gli esiti attuali (ampiamente prevedibili) ci danno ragione.
 
Giovanni De Marchi
 

 

Franchigia gay

  

di Pino Farinotti

(fonte: mymovies.it)

 

Nella prefazione dell'ultima edizione cartacea del "Farinotti" scrissi che Almodóvar, insieme ai Coen, aveva scalzato dalle posizioni più alte del cinema due artisti assoluti ma un po' stanchi, Wenders e Scorsese. Ecco lo stralcio:

"la parte più alta e nobile del cinema ha anche due nuovi inquilini: sono i fratelli Coen e Pedro Almodóvar. Almodóvar, spagnolo sanguigno, rivela un'esclusiva chiave reale-surreale che apre tutte le porte umane. Presenta una pittura capace di creare tendenza, formula una proposta allarmante, mostra la capacità di prendere direzioni mai prevedibili e un'attitudine morbosa-ma-buona-e-condivisibile. Soprattutto le sue storie sono piene di solidarietà, comprensione e generosità. E rilevo, nel suo penultimo Parla con lei anche una necessaria evoluzione: gli uomini sono uomini, le donne donne, non si presenta più il problema di quando, con i suoi personaggi non sapevi mai se usare il maschile o il femminile."
Sono costretto a ritrattare. Col suo ultimo film Almodóvar è passato da cinque a una stella. Chi segue questo sito e questo dizionario sa che la fase etica è importante. Tuttavia la fase etica non va mai a inficiare il giudizio artistico. L'attitudine "personale" di Almodóvar è rispettata, alla fine, non ci riguarda. L'artista fa i suoi discorsi, li estremizza, fa passare le proprie idee, ha il dovere, rispetto all'utente, del progresso buono, magari attraverso la denuncia dolorosa e dura, ma non "sporca", anzi, sporca senza virgolette. L'artista non è mai uno stinco di santo, ma migliora il mondo. E' la sua funzione. Dopo due opere straordinarie per umanità e solidarietà il regista spagnolo si è lasciato andare alla sua attitudine, senza mediazioni e attenzioni, ha rappresentato una realtà che è sua, non di tutti, fortunatamente. La tesi è che il mondo, tutto il mondo è gay. E che se hai la sventura di frequentare un collegio religioso diventerai, oltre che gay, anche cocainomane, ladro, ricattatore. Per raccontare tutto ciò ecco tanti amplessi (omosessuali, occorre dirlo?) tanti sederi in primo piano, rapporti orali. Con tanta disinvoltura che vorrebbe essere divertente, con la dichiarazione (non insinuazione) che tutto questo va considerato "normale", anzi normale. Uno dei personaggi interpretato da Javier Camara, l'infermiere di Parla con lei, è un gay (ma guarda) simpaticissimo, simpaticamente ruba in chiesa (il candelabro, la patena, il calice, altri vasi sacri), e anche questo è normale, guai scandalizzarsi, guai criticare. Un prete uccide un travestito ricattatore poi dice al complice, un altro prete, "non ci sono testimoni". L'altro dice "c'è dio". "Ma lui è dalla nostra parte" conclude l'assassino. Anche questo dovrebbe essere "divertente". Bestemmia orrenda? Ma no. Invidio l'enorme franchigia di cui godono i gay. Non criticabili, intoccabili. E giuro che mi ripugna parlarne come categoria. Ma è proprio Almodòvar, con la sua arroganza e il suo cedimento volgare, che non mi dà scelta.
Faccio qualcosa che non faccio mai, invado un altro territorio. Il povero Buttiglione ci ha rimesso le penne. Orgoglio della fede, orgoglio gay. Il primo è sommesso e perdente, il secondo trionfa. In un contesto che non è un film. Tornando nel mio territorio, Almodovar ha acquisito grande peso e adesso lo usa divertendosi, porta acqua al suo mulino. Ho molto amato Pedro, ora non più, perchè adesso è "l'artista che peggiora il mondo". Il meccanismo lo favorisce. La lunga onda politicamente corretta lo porta a Domenica in, un programma pomeridiano per famiglie, e trova chi è prono davanti a lui, il "maestro". Quasi tutti i critici non hanno enfatizzato La mala educación, però il "progetto" prevede che qualche critico importante, e gay, rilanci la fiaccola. E i giovani dovrebbero seguire il "maestro", perché i maestri si seguono. Almodóvar racconta la sua storia attraverso i suoi modelli deformati.
Vuole che tutto il mondo sia gay. Non accetta le differenze. Lui non le accetta. Sommessamente reclamo il mio diritto di essere credente e normale.

 

 

 

 
 
 
 
 
Cinema in famiglia